



Il viaggio della bambina
Nulla è come appare, lasciati cogliere dalla meraviglia!

“esci piccola dal tuo corpo e spingiti in avanti” citazione liberamente riletta
C’era una volta, in un villaggio, la bambina.
Sì, proprio la bambina.
Era senza nome, ma con due occhi pieni di passione.
Abitava in una capanna alla quale tutti bussavano:
chi per chiedere del pane,
chi per chiedere dell’acqua,
chi una pezzuola per rinfrescarsi,
chi un’erba medicinale per alleviare le sofferenze.
E la bambina rispondeva sempre a tutti.
La sua porta non era mai chiusa.
Un giorno bussò alla porta una donna anziana.
Aveva in mano una ciotola vuota.
Una ciotola semplice, liscia come se avesse raccolto molte storie.
La bambina aprì la porta, come sempre, e la donna le disse che in verità non aveva
bisogno di nulla, ma voleva semplicemente invitarla ad iniziare il suo viaggio.
Le regalò la ciotola.
La bambina la prese, e le sembrò leggera e pesante allo stesso tempo.
Quando l’anziana donna se ne andò, la bambina cominciò a pensare e,
pensando e ripensando, uscì di casa.
Non sapeva chi fossero i suoi genitori e nemmeno conosceva il suo nome;
per questo tutti la chiamavano la bambina.
Forse era arrivato il momento di cercarSI.
Bussò a una delle porte del villaggio, ma non rispose nessuno.
Fu allora che, lì, davanti a quella porta chiusa e muta,
improvvisamente comprese che quel viaggio significava, per lei,
andare alla ricerca di un nome, il proprio nome.
Con quella ciotola in mano iniziò a sentire il respiro fluire in lei
e iniziò a ruotare su sé stessa, come se una danza si fosse impadronita del suo corpo.
E così, come per magia, senza pensarci troppo, iniziò il suo viaggio alla ricerca del NOME.
E quando si parte non si torna più come prima.
La bambina si trovò al margine del deserto, nel palmeto,
e mentre si guardava intorno per capire dove andare
iniziò a soffiare il vento impetuoso del deserto.
Lei perse l’orientamento e così inciampò in un cuore nella sabbia
e poi in altre forme e costruzioni simboliche.
«Dove sono finita?» si chiese.
Il deserto non risponde mai con parole, ma con segni.
Intanto scese la sera e il vento si placò.
La bambina sentì tra le ombre della sera
che quel posto era sicuro e potente e decise di fermarsi per la notte.
Il silenzio del deserto le entrò nel respiro.
Si sdraiò e, al suo fianco, comparvero magicamente una teiercon un bicchiere già riempito di tè bollente alla menta.
Lo annusò con timorosa curiosità, lo bevve e si rinfrancò.
Alzò lo sguardo e vide la volta del cielo tutta stellata.
La bambina prese confidenza con le stelle: le si rivelarono
l’Orsa Maggiore e con essa la Stella Polare, indicandole il nord.
In quel mentre la teiera, ormai vuota, ruotando su sé stessa,
le indicò la direzione da seguire: il sud.
Che cosa curiosa, pensò:
«A volte la strada giusta è opposta a quella che indica la testa.»
La mattina la bambina mangiò tre datteri prima di partire.
Uno dei tre datteri era magico, fece tornare il vento che la trasportò.
Il vento?
No, non era un ostacolo, ma una spinta utile.
Non tutto ciò che scompiglia è male.
La bambina si ritrovò improvvisamente nella terra delle grandi dune.
Colta dallo sconforto, non sapeva come poter superare
quelle immense montagne di sabbia.
Mentre piangeva, sentì una voce roca e buffa che le disse di non preoccuparsi,
perché le dune che erano davanti a lei
non erano altro che le gobbe di grandi e antichi dromedari
che potevano aiutarla a superare quell’ostacolo.
La bambina sentì di potersi affidare e iniziò, a quattro zampe,
ad arrampicarsi verso la cima di una duna.
Si sentì piccola, ma non si sentì sola.
A quel punto il dromedario, scrollandosi, lasciò scivolare la bambina
lungo il pendio della sua gobba, fino a farla arrivare dall’altra parte.
La bambina sentì la voce del suo aiutante
che le indicava un nascondiglio dietro le grandi tamerici,
dove poteva trovare un pane ben cotto
che le sarebbe servito per proseguire il suo cammino.
Mangiò quel pane nutriente e caldo e trovò così la forza per proseguire
quando, inaspettatamente, arrivò la pioggia.
Nel deserto la pioggia è sempre una sorpresa,
come certe lacrime, come le prime volte.
Si fermò e pensò a come avrebbe potuto non bagnarsi.
In quel mentre vide la ciotola riempirsi d’acqua
e vide apparire una gatta dal pelo fulvo avvicinarsi alla ciotola per dissetarsi.
Questa scena le fece rivivere un sogno che spesso le illuminava le notti
e che dimenticava al sorgere del sole:
di quando lei, arrivata sulle stelle,
si era specchiata grazie alla loro luce nel latte contenuto in una ciotola
dove le era apparso il nome “Luna”.
«Inizierai la tua conoscenza
solo quando imparerai
a specchiarti
nella luce
che illumina il tuo buio.»
Ecco
il nome era sempre stato lì, ad aspettarla.
Fu così che la bambina finalmente trovò quello che cercava:
il suo nome: LUNA.
Così le apparve tutto chiaro.
Svanirono tutte le fatiche e le paure,
la rabbia si dissipò e si trasformò in energia,
trovò quell’identità a lungo temuta e così a lungo cercata.
Luna.
Il suo nome.
Il suo inizio.
Perché, forse, la fine del viaggio è solo l’inizio di chi siamo.
Annamaria, Carla, Cecilia, Federica, Livia, Patrizia.
donne del gruppo la prima volta
in cammino nel deserto dal 14 al 22 marzo 26